Il Cremlino ora parla di guerra
Se saremo attaccati risponderemo”, ha detto ieri il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in un’intervista al canale satellitare Russia Today, con le scritte in sovrimpressione che dicevano: “All you need is Lavrov”. “Se i nostri interessi, i legittimi interessi dei russi saranno attaccati direttamente come lo erano stati in Ossezia del sud, per esempio, non vedo altro modo che rispondere secondo la legge internazionale”. E’ la prima volta dall’inizio della crisi ucraina che un alto funzionario russo cita il caso della Georgia per paragonarlo alla situazione nell’Ucraina dell’est. E’ il paragone che in occidente fanno tutti, ma che nessuno al Cremlino si era ancora azzardato a pronunciare perché la Russia, nel 2008, la Georgia aveva finito per invaderla. Oggi nelle due repubbliche autonome e compiacenti che nacquero da quell’invasione, l’Ossezia del sud e l’Abkhazia, ci sono movimenti forti che chiedono un’annessione sul modello della Crimea.
14 AGO 20

Se saremo attaccati risponderemo”, ha detto ieri il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in un’intervista al canale satellitare Russia Today, con le scritte in sovrimpressione che dicevano: “All you need is Lavrov”. “Se i nostri interessi, i legittimi interessi dei russi saranno attaccati direttamente come lo erano stati in Ossezia del sud, per esempio, non vedo altro modo che rispondere secondo la legge internazionale”. E’ la prima volta dall’inizio della crisi ucraina che un alto funzionario russo cita il caso della Georgia per paragonarlo alla situazione nell’Ucraina dell’est. E’ il paragone che in occidente fanno tutti, ma che nessuno al Cremlino si era ancora azzardato a pronunciare perché la Russia, nel 2008, la Georgia aveva finito per invaderla. Oggi nelle due repubbliche autonome e compiacenti che nacquero da quell’invasione, l’Ossezia del sud e l’Abkhazia, ci sono movimenti forti che chiedono un’annessione sul modello della Crimea.
La tregua negoziata la settimana scorsa a Ginevra è finita martedì sera, dopo che il vicepresidente americano Joe Biden, in visita a Kiev, aveva detto che gli Stati Uniti “non riconosceranno mai l’occupazione illegale della Crimea da parte della Russia” e dopo che nuovi scontri nell’est del paese avevano spinto il presidente ad interim Oleksander Turchynov ad annunciare la ripresa delle operazioni militari contro le milizie separatiste. Per Lavrov è rivelatore che le operazioni siano ricominciate dopo la visita di Biden (“l’America conduce i giochi”, ha detto), ma la fine della tregua è legata alle nuove violenze dei separatisti, supportate da quegli “uomini in verde armati di tutto punto” che per l’America sono soldati russi e che Mosca non si sogna di ritirare come gli accordi vorrebbero. Martedì a Sloviansk sono stati ritrovati i corpi di due uomini, uno dei due era un politico locale del partito di Turchynov. A Kramatorsk le milizie separatiste hanno sequestrato il capo della polizia. Sempre a Sloviansk un aereo da ricognizione ucraino è stato colpito da proiettili sparati dalle milizie e il giornalista americano Simon Ostrovsky, che lavora per la rivista online Vice, è stato arrestato insieme ad altri tre, rilasciati un’ora dopo. Ostrovsky invece è ancora “ospite”: “Faceva inchieste in maniera scorretta”, ha detto la portavoce del leader locale delle milizie. Il controllo dell’informazione è importante per Mosca, questa settimana Pavel Durov, il fondatore del maggiore social network russo e vago difensore della libertà d’espressione, è stato cacciato dall’azienda.
Martedì Washington ha annunciato di avere inviato nei paesi baltici e in Polonia 600 soldati provenienti dalla base di Ederle a Vicenza per “esercitazioni”. Mosca ha risposto ieri con nuovi esercizi militari della sua flotta nel mar Caspio, con 10 navi e 400 uomini coinvolti. Gli accordi di Ginevra non hanno neanche una settimana, ma i paragoni georgiani di Lavrov e i 40.000 soldati russi che restano mobilitati lungo il confine ucraino sembrano averli già archiviati. Ovviamente, ieri è stato il ministero degli Esteri russo ad accusare Kiev e Washington di averli interpretati “in maniera distorta”.
La tregua negoziata la settimana scorsa a Ginevra è finita martedì sera, dopo che il vicepresidente americano Joe Biden, in visita a Kiev, aveva detto che gli Stati Uniti “non riconosceranno mai l’occupazione illegale della Crimea da parte della Russia” e dopo che nuovi scontri nell’est del paese avevano spinto il presidente ad interim Oleksander Turchynov ad annunciare la ripresa delle operazioni militari contro le milizie separatiste. Per Lavrov è rivelatore che le operazioni siano ricominciate dopo la visita di Biden (“l’America conduce i giochi”, ha detto), ma la fine della tregua è legata alle nuove violenze dei separatisti, supportate da quegli “uomini in verde armati di tutto punto” che per l’America sono soldati russi e che Mosca non si sogna di ritirare come gli accordi vorrebbero. Martedì a Sloviansk sono stati ritrovati i corpi di due uomini, uno dei due era un politico locale del partito di Turchynov. A Kramatorsk le milizie separatiste hanno sequestrato il capo della polizia. Sempre a Sloviansk un aereo da ricognizione ucraino è stato colpito da proiettili sparati dalle milizie e il giornalista americano Simon Ostrovsky, che lavora per la rivista online Vice, è stato arrestato insieme ad altri tre, rilasciati un’ora dopo. Ostrovsky invece è ancora “ospite”: “Faceva inchieste in maniera scorretta”, ha detto la portavoce del leader locale delle milizie. Il controllo dell’informazione è importante per Mosca, questa settimana Pavel Durov, il fondatore del maggiore social network russo e vago difensore della libertà d’espressione, è stato cacciato dall’azienda.
Martedì Washington ha annunciato di avere inviato nei paesi baltici e in Polonia 600 soldati provenienti dalla base di Ederle a Vicenza per “esercitazioni”. Mosca ha risposto ieri con nuovi esercizi militari della sua flotta nel mar Caspio, con 10 navi e 400 uomini coinvolti. Gli accordi di Ginevra non hanno neanche una settimana, ma i paragoni georgiani di Lavrov e i 40.000 soldati russi che restano mobilitati lungo il confine ucraino sembrano averli già archiviati. Ovviamente, ieri è stato il ministero degli Esteri russo ad accusare Kiev e Washington di averli interpretati “in maniera distorta”.